EUnomics in tempo di quaresima
Ieri giovedì nella sua riunione di routine la Banca Centrale Europea ha lasciato invariato per il decimo mese consecutivo il tasso di rifinanziamento principale al 1% come ci si aspettava, in considerazione delle prospettive economiche dell’Eurozona che rimangono deboli, e in considerazione anche di una bassissima inflazione (0,9% in febbraio), addirittura al di sotto delle attese della stessa BCE, che invece stimava l’aumento del livello dei prezzi intorno al 2%. Tutt’altra aria tira invece dall’altra parte dell’Atlantico, dove al contrario si aspetta un intervento della Fed per un aumento dei tassi di interesse.
Il panorama economico europeo si attesta comunque scialbo per il resto dell’anno. Nell’ultimo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo era aumentato solamente dello 0,1%, spinto sostanzialmente da una ripresa delle esportazioni, piuttosto che da una domanda interna che invece continua ad essere piatta. D’altro canto le preoccupazioni più urgenti per la BCE sembrano essere piuttosto la crisi fiscale greca ed il rientro dagli stimoli monetari.
Sul fronte greco, gli sforzi maggiori puntano a ripristinare la fiducia dei mercati nei confronti della Grecia grazie ad un piano di austerity sul controllo della spesa pubblica. D’altronde l’economia greca permette ben pochi altri interventi, non essendoci un background industriale in grado di generare un ciclo di domanda-investimenti. Trichet, il presidente della BCE, spera così di escludere qualsiasi intervento di salvataggio dell’economia greca, del tipo usato per le banche, da parte di altri paesi dell’Eurozona o del Fondo Monetario Internazionale. Un tal piano, nella malaugurata ipotesi, scatenerebbe davvero una speculazione dannosa sull’euro e coinvolgerebbe nella crisi altre economie deboli dell’Europa meridionale, come Spagna, Portogallo ed Italia.
Dunque al momento sull’agenda della BCE, dopo la conferma del tasso di rifinanziamento, rimangono gli steps della exit strategy dalle politiche di iniezioni di liquidità nel sistema finanziario. Si cerca cioè di riassorbire la liquidità immessa nel sistema, ma sul come farlo rimangono ancora dubbi: sia la Fed che la BCE stanno infatti ancora pensando come e quando vendere le attività bancarie acquisite in cambio di liquidità. Per la BCE il problema appare un po’ più delicato, visto che la politica dell’ “enhanced credit support” ha comportato nel caso europeo il pompaggio di liquidità illimitata nel sistema bancario per un periodo prolungato, fino ad un anno quando mediamente tali operazioni durano al più qualche mese.
Nel breve futuro comunque la BCE ritornerà sulla politica dei tassi di interesse e dovrà riportare il tasso di mercato overnight sui depositi al livello del 1%, il livello cioè di pre-crisi: adesso invece si trova ad un minimo dello 0,25%, spinto così in basso dall’esondazione di liquidità illimitata.
Se però dal punto di vista delle autorità monetarie la strada da intraprendere per il “rientro nella normalità” sembra chiara e definita, non altrettanto lo è per gli attori economici, come imprenditori e industriali, che invece spingono perché le autorità non si affrettino a rientrare dalle misure di stimolo all’economia. Il sentimento generale è che l’economia è ancora fragile per intraprendere qualsiasi exit strategy, anche se comunque l’anno è iniziato in generale per le aziende con un aumento delle commesse e degli ordini. La preoccupazione maggiore per gli industriali rimane un rientro brusco dalla politica di bassi tassi di interesse. Secondo David Haines, CEO di Grohe, il leader tedesco della rubinetteria e dei sanitari, i tassi non dovrebbero aumentare per almeno un anno e la sua pretesa risulta comunque abbastanza eloquente, considerando che Grohe sta andando molto bene, con aumenti quest’anno nelle vendite e nella profittabilità. Nonostante il sentimento popolare sull’economia sia leggermente positivo, la gente ha ancora paura per una ripresa che stenta a decollare e si chiede da più parti che governi e autorità monetarie ristabiliscano la fiducia sui mercati, non che riportino l’incertezza.
